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  • Erika Ongaro

Cura ai tempi del COVID-19

Cosa intendiamo quando parliamo di cura verso la persona fragile? Come la concezione di “cura” si è trasformata a seguito del periodo che abbiamo appena vissuto?


Siamo così sicuri che emergenza e cura vadano di pari passo quando parliamo di anziani?

Ne periodo di grande urgenza ci siamo occupati degli aspetti concernenti la salute fisica, della tecnica, del tentare ciò che era nelle nostre forze contro un qualcosa di invisibile.

In alcuni casi ora possiamo sentirci “svuotati” senza più quella stessa capacità di “andare avanti”, quello stress che continuava a mantenerci in piedi.


Ed ora? Ora è il tempo di trasformazione, ora è il tempo di chiederci come possiamo vivere le relazioni in un mondo in cui guanti e mascherine son diventate un obbligo.


Le emozioni si possono ancora trasmettere con attraverso questi ausili? Si può dare risposta a quei bisogni di relazione così intrisi nella persona fragile?


Non credo che ad oggi si possa rispondere in maniera definitiva a questi quesiti. Non è più il tempo del bianco o nero dei si o no. E il tempo della varietà, della scala cromatica che va da un rosa ad un lilla, da un giallo ad un verde: è il momento delle possibilità.

Permettiamoci e concediamoci di mantenere la porta della relazione vivida e aperta.


Non è il tempo della disperazione è il tempo della speranza. Speranza che non è sinonimo di illusione, ma della cognizione che abbiamo un nuovo universo di strade da esplorare, nonostante tutto, nonostante il COVID-19.


E’ il tempo del nonostante: sia il concetto di comunicazione sia quello di interazione sono cambiati in pochi mesi. Percepiamo di avere perso le relazioni così come le pensiamo e a volte la mancanza di con-tatto si fa sentire. Non potersi stringere ed abbracciare come prima è doloroso. Possiamo disperare o trovare nuove forme del viver-SI


I presidi non sono facilitatori nell’incontro con l’altro: ci obbligano a nuove forme di consapevolezza emotiva, a nuove modalità di trasmettere i sentimenti.


Io credo che l’essere umano possa trovare strategie fantasiose per arrivare al cuore dell’altro.

Perché come dice Coelho “Possiamo avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, assolutamente niente, sostituisce lo sguardo dell'essere umano.”


Per cui già da stasera ricominciamo a guardarci negli occhi.



Bergamo 26/06/2020

Erika Ongaro

Formatrice ed educatrice in ambito socio sanitario, esperta del Metodo Validation e membro della Commissione Europea Validation.

Email: info@erikaongaro.com

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